Data Analytics
Di José Manuel Maseda · Pubblicato il 20 novembre 2023
I retailer segmentano i clienti in una qualche forma fin da quando, nell’Ottocento, i cataloghi di vendita per corrispondenza hanno iniziato a personalizzare le offerte per area geografica e tipo di cliente. Ciò che è cambiato non è l’idea, ma la risoluzione. Negli anni ’70 una catena di supermercati poteva segmentare in base ai dati demografici del quartiere. Oggi un retailer può segmentare in base a ciò che un singolo cliente ha acquistato martedì scorso. Questa guida spiega cosa significa davvero la segmentazione clienti nel retail, quali sono le tipologie che contano e come passare da un esercizio su foglio di calcolo a un segmento che attiva da solo una campagna in tempo reale.
La segmentazione clienti è la pratica di suddividere la base clienti in gruppi che condividono una caratteristica significativa (cosa acquistano, con che frequenza, quanto spendono o come si comportano nei diversi canali), in modo che marketing, promozioni e comunicazione possano essere adattati a ciascun gruppo invece di essere inviati in modo identico a tutti.
Il punto non è il raggruppamento in sé, ma ciò che permette al retailer di fare: smettere di dare lo stesso sconto a un cliente che avrebbe comprato comunque e a uno che stava per andarsene, perché in una campagna di massa, in questo momento, i due sembrano identici.

Due cose hanno alzato la posta in gioco. Primo, i clienti oggi si aspettano rilevanza per impostazione predefinita: un’offerta generica viene letta come il segno che il retailer non li conosce, non come un messaggio neutro.
Secondo, il costo di non segmentare è diventato visibile e misurabile: uno sconto generalizzato inviato a tutta la base è margine regalato a persone che non avevano bisogno di alcun incentivo per acquistare.
I retailer che hanno già dati cliente puliti e unificati sono quelli in grado di agire. Gli altri continuano a decidere cosa inviare a tutti in una volta sola.
La maggior parte dei modelli di segmentazione nel retail si basa su un piccolo insieme di dimensioni, di solito combinate e non usate da sole:
| Demografica Età, genere, località, fascia di reddito. La più semplice da costruire, la più facile da sbagliare se usata da sola. | Comportamentale Ciò che il cliente fa davvero: frequenza d’acquisto, categorie acquistate, canale preferito, risposta alle promozioni passate. |
| Psicografica Valori, motivazioni, stile di vita. Più difficile da misurare direttamente, di solito si deduce dal comportamento anziché chiederlo apertamente. | RFM Recency, Frequency, Monetary value Un modello comportamentale così specifico da meritare una spiegazione a parte, perché è da qui che la maggior parte dei retailer inizia. |
L’RFM assegna a ogni cliente tre valori: quanto di recente ha acquistato, con che frequenza acquista e quanto spende. Combinati, questi tre valori distinguono un cliente migliore da uno che sta per andarsene, senza bisogno di un team di data science né di un modello statistico. È il punto di partenza naturale perché richiede solo dati transazionali che il retailer ha già: nessun sondaggio, nessun dato esterno, nessuna congettura sulla motivazione.
L’RFM dice a chi parlare. Il problema successivo che la maggior parte incontra non è analitico, ma operativo: trasformare quel segmento in una campagna reale di solito significa aprire un ticket all’IT, attendere un’estrazione dei dati e sperare che il segmento sia ancora accurato quando andrà online. Quando la campagna parte, il cliente "sul punto di andarsene" potrebbe essersene già andato.
Questo ritardo è un problema di architettura, non di competenze di marketing. I segmenti costruiti su estrazioni statiche diventano obsoleti nel momento in cui il comportamento del cliente cambia dopo l’estrazione.

Il passo successivo all’RFM è la segmentazione che si aggiorna da sola al variare del comportamento e attiva una campagna senza una nuova richiesta all’IT ogni volta: il segmento resta vivo, non congelato al momento in cui qualcuno ha fatto l’estrazione.
Questo cambio vale la pena solo quando la campagna attivata dal segmento si basa su ciò che il cliente ha davvero fatto, non su un messaggio generico inviato a tutta la base. Quando è così, l’effetto si vede direttamente nella transazione:
+20%
di aumento del valore medio dell’ordine nelle campagne di cross-sell attivate da comportamenti reali, rispetto alle campagne generiche inviate a tutta la base (dati della piattaforma).
Nessuno dei tipi di segmentazione visti sopra serve a qualcosa se lo stesso cliente compare come tre record diversi: uno dal POS, uno dalla piattaforma e-commerce, uno da una carta fedeltà. La logica di segmentazione può essere accurata solo quanto l’identità su cui si basa. La piattaforma di Wapping è progettata proprio per risolvere questo problema prima di tutto a livello di identità: unificare l’attività di ogni cliente su tutti i canali in un unico profilo prima di costruire qualsiasi segmento.
80 milioni
di clienti gestiti attualmente con identità unificata sulla piattaforma di Wapping: la scala che rende possibile una segmentazione accurata in produzione, non solo su un foglio di calcolo.
È la pratica di suddividere la base clienti di un retailer in gruppi che condividono un tratto significativo (comportamento d’acquisto, frequenza, spesa o canale preferito), in modo che il marketing possa adattare le offerte a ciascun gruppo invece di trattare tutti i clienti allo stesso modo.
Demografica, comportamentale, psicografica e RFM (recency, frequency, monetary value) sono le quattro più utilizzate, di solito combinate e non applicate in modo isolato.
L’RFM valuta i clienti in base a quanto di recente hanno acquistato, a quante volte e a quanto spendono, usando solo dati transazionali che il retailer ha già. È un punto di partenza che la maggior parte dei retailer usa prima di passare a una segmentazione più avanzata e sempre attiva.
L’RFM viene in genere calcolato ed esportato come istantanea; la segmentazione dinamica si aggiorna in tempo reale al variare del comportamento del cliente e può attivare automaticamente una campagna, senza una nuova richiesta all’IT ogni volta.
La segmentazione rende solo quando passa da un elenco statico a una campagna dal vivo.
Scopri come Wapping trasforma un segmento in una campagna dal vivo in pochi minuti.